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CRETA - Ottobre 2008

 

Il 22 di ottobre parto da solo per l’isola di Creta, con l’intenzione di effettuare dapprima delle semplici ricognizioni e, se ne capiterà la possibilità, non mancherò di tentare un’esplorazione.

Una volta sceso il 23 ottobre, dal traghetto a Patrasso, mi avvio velocemente verso il Pireo ad Atene, porto dal quale m’imbarcherò per Creta. Avendo abbastanza tempo a disposizione, preferisco uscire a Corinto, dalla nuova autostrada inaugurata poco prima delle olimpiadi, per percorrere la vecchia strada ed andare a bere un caffè nel solito bar, macinando ricordi. Osservo scorrere davanti agli occhi la vecchia strada, il ponte di Corinto con tanto di passerella per permettere la vista dall’alto sul vuoto artificiale e sulla quale transitano milioni di turisti, adulati dai venditori di gadgets sui due lati dello stretto e dai punti di ristoro. Jean Jacques ed io, dal nostro primo passaggio nel 1987, ogni volta che siamo transitati su questo ponte, ci siamo sempre fermati nello stesso bar, un bar anonimo per turisti di massa, con molte schifezze da mangiare comuni a molti paesi e quasi nulla di tipico, un bar insolito per noi solitamente alla ricerca di posticini proponenti novità per il palato; in ogni modo questo bar, che quest’anno sembra cambiato nell’arredamento anche se forse lo hanno solo tinteggiato, penso che rimarrà privilegiato nei miei ricordi perché è il bar dove lo scorso anno salutai per l’ultima volta Jean Jacques.

Già, ora che sono dentro, che ordino? Come al solito qui, ordino un caffè freddo e poiché il “nostro” tavolo è libero, mi siedo e mi lascio trasportare dalla memoria.

Terminato il caffè, riprendo il mio viaggio alla volta del Pireo e quando sono quasi a destinazione, riesco pure a sbagliare strada ed ad allungarla di una decina di chilometri: Atene, quasi ogni volta che la raggiungo, m’ingoia nel traffico caotico. Finalmente da lontano, vedo il mostro d’acciaio galleggiante che mi ospiterà per nove ore circa; non potendo scegliere un biglietto “camping on board”, prendo il materassino, il sacco a pelo ed un libro e salgo sul ponte della nave, alla ricerca di un angolo buio, a volte anche vietato, per dormire sotto la sola luce delle stelle. Domani alle cinque sarò a Creta e raggiungerò il punto d’incontro con Yannis Bromirakis e con Kostas Fotinakis.

Il 24 ottobre sono nello stesso posto dello scorso anno, solo con qualche giorno d’anticipo; ricevo le chiavi del locale dove lascerò le attrezzature, scarico tutto il materiale ed invece che andare a visitare qualche località archeologica come nel recente passato, me ne vado alla sorgente d’Almiros. L’anno passato, di questa sorgente ho giusto fatto in tempo ad osservarne velocemente le topografie a desiderarne l’esplorazione, quando sono stato raggiunto dalla tremenda chiamata per Jean Jacques. Ora sono di nuovo qui.

Carico un bibo da 10 l. ed il necessario per un’immersione in grotta e via: percorro una stradina sterrata lunga qualche centinaio di metri e raggiungo un cancello chiuso solo da un filo di ferro, lo apro e percorro ancora un centinaio di metri prima di fermare la macchina.

Sono solo; intorno a me solo qualche capra ed un desolante muro che serve per contenere l‘acqua nel periodo delle piene. Raggiungo la scaletta che mi permette di risalire sulla diga ed alla cui base un grosso cane morto in avanzato stato di decomposizione, è rannicchiato come se quello fosse il posto da lui scelto per gli ultimi momenti di vita. Dalla cima del muro, vedo il lago il cui colore dell’acqua è semplicemente incantevole, così trasparente che i sassolini bianchi risaltano sul fondo ricoperto d’alghe; purtroppo come in tutti i posti di facile accesso alla società “civile”, si possono notare carcasse d’auto e rifiuti vari lungo il muro che affianca la strada che conduce alla sorgente. Poco importa, non saranno queste cose che riusciranno a rovinare la magia.

Attacco il filo dello svolgisagola ad un pezzo di ferro fissato su di una passerella di cemento che delimita in quel punto il bordo del lago e, dopo aver svolto una ventina di metri di filo, getto in acqua lo svolgisagola. Lo vedo volteggiare mentre raggiunge il fondo ed il filo tendersi: lo vedo come fosse a portata di mano, incredulo nell’osservare la trasparenza dell’acqua. Sempre più eccitato, completo la vestizione e salto in acqua: “Nooo, non ci posso credere, sono in un mondo magico” mi dico. Velocemente scendendo verso il fondo del lago con la corrente che si fa sentire non appena mi affaccio alla bocca della grotta, mi abbasso sul fondo, mi tiro sui grossi massi oltrepassando rottami vari anche qui, una carcassa di macchina ed una di motocicletta, un telaio di moto e qualche tubo di plastica: una desolazione! Avanzo senza esitare perché tra poco tutto questo sparirà, insieme alla luce del giorno che mi accompagna fino a -35m. La corrente è fastidiosa, quasi incontrastabile con le sole pinne; a -44m la galleria riprende a salire ma diventa sempre più stretta. Dove sono le forme di galleria che ricordo di aver osservato sulla topografia? Iniziando la risalita, devo prestare attenzione alla velocità, perché la corrente della grotta vuole sputarmi fuori.

Penso e ripenso alla grotta ed al mio errore; ora riconosco di aver sottovalutato la complessità di questo sistema e che la galleria che punto ad esplorare, dovrebbe partire ad una quota minore. Ho avuto un anno di tempo per riguardare la bella topografia e sono arrivato qua senza averlo fatto. Vabbè, mi godo l’istante tra alghe sospese dalla corrente, tappeti d’erbetta incredibilmente regolari da fare invidia a giardini sapientemente curati. Un’anguilla esce dal manto verde e nuota tranquilla e, quando la inseguo un pochino, lei accelera, si allontana ed a trenta metri da me la scorgo ancora. Decidendo di risalire in superficie, prima guardo il profondimetro: sono ancora a -15m ma la luminosità dell’ambiente mi ha tratto in inganno inducendomi a credere di essere quasi fuori. Posso non osservare la temperatura dell’acqua? Naturalmente no: 16°.

Finalmente credo di cominciare ad aumentarne la conoscenza e mentre esco attraversando le alghe che ricoprono una parte del lago, percepisco il tepore dell’acqua di superficie e l’odore non spiacevole di vegetazione in decomposizione.

Raggiungo la macchina con tutto indosso e mi cambio lì dove è certamente più pratico.

Il mio soggiorno a Creta, per valutare qualche sorgente esplorabile, presuppone l’indispensabile aiuto degli amici cretesi e credo giusto occupare una parte del tempo per percorrerla insieme con loro conoscendone anche l’aspetto alla superficie, legato come sempre all’acqua che da sopra poi, scende sotto.

Così il 25 ottobre, parto con Yiannis ed una decina di persone per andare nella zona a sud di Rethymino e scendere il canyon di Samaria, l’unico dell’isola con acqua, in questo periodo. Un paio d’ore di viaggio per raggiungere il posto che si trova a metà di un’incredibile gola percorribile in auto e durante una sosta per aspettare un ragazzo, scorgiamo di un paio di cuccioli di ermellino sul bordo della strada che, dopo qualche minuto, rientrano tra la vegetazione e scompaiono. Raggiunta la gola e scendendo dalle auto, siamo investiti e sospinti da un vento sostenuto. Yiannis propone di prepararci sulla strada e poi scendere fino a raggiungere il fondovalle, posto un centinaio di metri sotto di noi. Il percorso del canyon, seppur interessante è breve ed alla fine della pratica Yiannis deve fare della teoria ad alcuni allievi; ne approfitto per andare a visitare un monastero distante una quindicina di chilometri da noi. Più tardi un interminabile viaggio verso la parte opposta dell’isola, a bassa velocità per non perdere nessuna delle cinque autovetture al seguito, fino a raggiungere a metà collina, un piccolo monastero dentro in quale si passerà la notte. Ceniamo all’aria aperta con una temperatura non delle più calde: siamo a circa 800m di quota ed il vento gelido di questi giorni si sente ancora di più. Dormo nella tenda sul tetto della mia macchina che parcheggio quasi a filo della scarpata per godere appieno della vista sulla valle.

Il 26 ottobre ci aspetta un canyon asciutto: percorriamo un lungo tratto di sterrato in buone condizioni e poi, una volta attrezzati per la discesa in corda, ci avviamo verso la forra. E’ la prima volta che scendo una forra asciutta. Ieri ho potuto osservare che gli armi sono diversi da quelli utilizzati una decina d’anni fa, ma la discesa sulla corda non è cambiata. Il gelido vento rompe le scatole e ci costringe a rimanere, appena possibile, al riparo limitando il godimento dei vuoti aerei.

A metà discesa c’è un cucciolo di capra bloccato in un punto; circa 30m sotto di noi, la carcassa della madre. Il piccolo ha brucato tutto il possibile intorno a lui, ma non è in grado né di salire né di scendere. Yiannis, una volta scesi tutti, pendola appeso alla corda e lo va a prendere. Legate le zampe, lo porta alla base del pozzo ma poiché non è abbastanza per metterlo in sicurezza, lo porta una cinquantina di metri più sotto. I rapaci che volano sopra di noi probabilmente attendono di poter mangiare il corpo della madre. Finalmente, alla base di un lungo tratto verticale il capretto liberato, percorre qualche decina di metri e si ferma subito a brucare foglie da una pianta. Alla fine, quando ci salutiamo, io mi dirigo verso Aghios Nikolaos per andare a vedere una sorgente e loro rientrano ad Heraklion.

Percorro la costa a sud e dopo un paio d’ore giungo a destinazione ma, osservando che il lago generato dalla sorgente si trova in mezzo al paese e nessun amico greco è con me, indovino che sarà impossibile immergermi in queste acque. Con una telefonata ad Atene, a Vassili, il mio fidato amico da vari anni, capisco che qui non si può far nulla fino al prossimo anno. Un’altra piccola sorgente nella zona, ma ricevo una delusione perché l’acqua proviene da infiltrazioni e le fessure sono percorribili solo da uno gnomo piccolissimo e non è il mio caso.

Il 27 ottobre è una giornata che uso per ritornare alla base percorrendo tutta la costa, scegliendo strade sterrate, sulle quali non incontro nessuno, tranne qualche pastore e migliaia di capre e di pecore con i loro piccoli; non posso far a meno di riflettere su quale fine faranno questi piccoli in occasione di qualche festa per tutti ma non per loro.

Rientro ad Heraklion che il sole è già tramontato: sono solo, non devo rispettare nessun orario, mangio quando ho fame e dormo quando ho sonno, meglio di così non si può.

Il 28 ottobre è festa nazionale e festeggerò finalmente con un’immersione nella sorgente d’Almiros mentre Yiannis e Katerina mi faranno compagnia. Stavolta osservo attentamente la topografia, valuto percorsi e profondità e m’immergo: prendo con me un paio di bombole decompressive ed il bibo sulla schiena. A -24m sulla mia destra, ecco una galleria in cui infilarsi anche se la corrente si rivela un po’ fastidiosa. Avanzo tranquillo nella tortuosa galleria dalla quale se ne diramano altre. Mi concentro sulla principale e, dopo un centinaio di metri di percorso, mi ritrovo a -35m, di fronte ad uno stretto passaggio che riconosco come la strettoia disegnata sulla topografia. Mentre mi affaccio, la corrente mi respinge e non credo di riuscire a passare tenendo le bombole in spalla tanto più che l’autonomia delle mie bombole a circuito aperto, sta finendo. Sistemo una bombola a -35m ed inizio il rientro che stavolta, per merito della corrente, é veloce ed il consumo inferiore che all’andata. Riemergo dopo una quarantina di minuti.

Il 29 ottobre si ritorna alla sorgente: anche Yiannis, che desidera scattare qualche foto, s’immergerà. L’appuntamento alle 11.00, è al campo dove dormo ma purtroppo io sono in netto ritardo perché il mio circuito chiuso laterale ha qualche problema con gli o-ring e, stavolta non ho con me la cassetta attrezzi con tutti i ricambi; fortunatamente riesco a adattare degli O-ring del Copis tagliandoli ed incollandoli per crearli della giusta misura. Arrivano Nikos e Katerina Ma il tempo scorre veloce mentre m’ingegno a risolvere tutti gli handicaps; riesco a finire alle 15.00. In un attimo le attrezzature sono sul bordo della sorgente: il circuito laterale e due bombole da 20 l. Faccio in fretta a cambiarmi, ma il sole è già tramontato dietro la montagna e la luce non è molto buona per le foto; in ogni caso Yiannis indossa la muta umida ed entra in acqua per scattare qualche foto dalla superficie.

Nella galleria, la resistenza del volume del materiale da me trasportato si fa sentire, ma oggi con il circuito chiuso, non ho problemi d’autonomia e me la prendo con calma. Raggiunta la strettoia lasciata in sospeso il giorno prima, inizio i tentativi per superarla, spingendovi una bombola da 20 l. ma la corrente me la respinge. Provo ad infilare il circuito che, pur essendo laterale, è troppo lungo e non riesco a farlo passare nel posto giusto: dopo quasi 30’ di tentativi, ci rinuncio. Lascio una bombola da 20 l ed inizio il rientro. Sono arrabbiato con me stesso per i continui errori di valutazione che sto commettendo perché questa è una grotta da prendere con più calma soprattutto se non si sono a disposizione attrezzature adeguate all’ambiente.

Entro in una galleria laterale speranzoso per osservare ma, dopo pochi metri fangosi, mi ritrovo ad un bivio in cui da una parte si procede a favore di corrente dall’altra contro, anche se qui la corrente è appena percettibile, ed il vecchio filo utilizzato per l’esplorazione è ancora in loco. Ovviamente scelgo di andare nel passaggio contro corrente ma dopo pochi metri mi fermo perché il filo posto all’interno è un po’ troppo marcio e non mi fido a seguirlo. Rientro nel torbido fino a raggiungere la galleria principale. Riemergo un po’ sfiduciato perché, a parte il bibo da 10­­­+10 ed un 12 l., non ho bombole piccole con me e sapere che la sorgente è già stata esplorata fino a -90m di profondità, che dalla relazione di chi l’ha già esplorata dice che sembra continui a scendere, mi fa venire l’acquolina in bocca prima e mi fa sentire a bocca asciutta poi. La notte porterà consiglio.

Il 30 ottobre, davanti alla sorgente, decido di partire in circuito aperto utilizzando una bombola da 20 l. per raggiungere la strettoia e tentare di superarla, utilizzando la bombola da 10 l. e la 12 l. Questa mattina sono solo e la corda con la carrucola per calare le attrezzature dal bordo del muro si rivela molto utile anche se devo scendere tutte le volte a sganciare il moschettone. Preparo tutto sul bordo dell’acqua ed una volta indossata la muta, con un salto mi getto in acqua. Una verifica all’erogatore sulla bombola da 12 l. e poi inizio a respirare sulla bombola da 20 l.

Con questa configurazione sono veramente più veloce nel percorrere il primo tratto di galleria, tanto è che su cento metri, guadagno tre minuti rispetto al giorno prima. Ecco la strettoia che mi lancia la sfida, che io non ho assolutamente idea di perdere: lascio la bombola da 20 l. e, con solo quella da 12 l. mi affaccio ma, non passando, la sgancio dal dietro e, spingendola di fronte a me, riesco ad entrare completamente: bene! é fatta! Torno indietro di 2m. per riprendere lo svolgisagola e la bombola da 10 l.

Dopo aver verificato il corretto funzionamento dell’erogatore, colloco la bombola a metà strettoia, fisso il filo ed entro con il 12 l. La buona visibilità mi aiuta notevolmente in queste situazioni. Passando al di là, una nuvola di fango si stacca dal soffitto ma la corrente la trasporta via velocemente e la visibilità ne risente minimamente. Mi sento felice mentre proseguo nella galleria di piccole dimensioni, in discesa fino a -40m. Nel momento in cui decido di rientrare,  riavvolgo il filo da me posato che con la prima piena sono sicuro si spaccherebbe completamente e sarebbe solo d’impiccio per il prossimo anno, quando tornerò con le attrezzature adatte alla prosecuzione. La strettoia che ormai conosco perfettamente, la ripasso con agilità riprendendo bombole e filo. Dopo una quindicina di metri, vedendo una seconda galleria laterale con lo stesso vecchio filo della galleria vista ieri, depongo le due bombole da 20 l. e non resisto alla tentazione di infilarmi dentro. Con la corrente poco percettibile, scelgo di andare a destra ma, come tocco il vecchio filo, questo si rompe. Prendo allora il mio svolgisagola ed avanzando, mi accorgo di andare a favore di corrente: l’idrologia di questi condotti è proprio strana e pericolosa. Mi fermo, ma ritornerò con una robusta corda da fissare ben benino da usare per affrontare questo tratto che, potrebbe by-passare la strettoia. Notando che i brandelli del vecchio filo fissato alla parete, sono gli ultimi, deduco che la galleria che prosegue, essendo ancora vergine, avrà un sacco di sorprese.

Esco dall’immersione dopo un’ora, depongo sulla passerella le quattro bombole, esco dall’acqua. Riprendo al contrario le operazioni dell’andata cioè le trasporto alla base del muro, ne aggancio una, salgo la recupero, scendo aggancio la seconda risalgo la recupero e via fino a quando non ho finito di portare su tutto. Poi giù alla macchina ma questo, è meno faticoso. Finalmente sono un po’ soddisfatto dell’immersione che ho effettuato. Per strada, incontro un greco, Yannis Mavrakis che mi pone diverse domande e poi, scopro che lui ha conosciuto i francesi che hanno esplorato ed eseguito la topografia in questa sorgente nel 1991. Proseguiamo andando a cenare insieme e parliamo del posto magico, d’immersioni e di lavori subacquei (è un subacqueo anche lui); si rivela molto socievole ed entusiasta di aver qualcuno con cui scambiare qualche parola in italiano, in greco o più semplicemente in inglese.

Il 31 ottobre vado presto alla sorgente, m’immergo e finisco di recuperare il resto del materiale dall’acqua, trasportando tutto al campo e completando le operazioni di carico dell’auto. Arriva Yiannis Bromirakis che mi aiuta a caricare la macchina, poi anche Yannis Mavrakis mi raggiunge per darmi una mano; faccio una doccia con l’acqua rimasta nella mia doccia “solare”: la temperatura è attorno ai 30° e l’acqua è notevolmente più calda dei giorni precedenti.

Alla sera, mi imbarco sul traghetto per il Pireo trascorrendo la notte nel sacco a pelo sul ponte umidiccio e meditando che in questo viaggio ho verificato che Almiros è una sorgente molto interessante ed abbastanza difficile, la sorgente ad Aghios Nikolaos è enorme ma la visibilità sembra scarsa, una sorgentina è risultata impraticabile e ne rimangono un paio che non sono riuscito a vedere in questa ricognizione.

Sicuramente il prossimo anno, avrò tutta l’attrezzatura necessaria ed adatta per affrontare le difficoltà verificate.

Il 1 novembre quando scendo al Pireo, e approfitto per salutare  Yiannis Kalopsis e fare un po’ di spesa: olive, capperi, origano, the di montagna e tisane varie. A Patrasso incontro l’amico Nektarios, ceno con lui e poi m’imbarco verso il freddo che in questi giorni ha raggiunto la mia città.

Non ho esplorato grandi cose, solo assaggiato, ma questa esperienza è stata molto utile perché ho rispolverato le mie conoscenze sull’approccio all’immersione in posti nuovi, che per altro conosco bene ma che in questi ultimi anni avevo un po’ dimenticato vista la facilità con la quale portavo a termine alcune importanti esplorazioni.

Il prossimo anno Almiros d’Heraklion, ti rivedrò con attrezzature diverse pronto a scoprirti a fondo, in fondo.

 

         
     
 
Sul traghetto da Ancona a Patrasso
Foto: Gigi Casati

 

 
Il ponte Harilaos Trikoupis
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Il ponte Harilaos Trikoupis
Foto: Gigi Casati

 

 
Il ponte Harilaos Trikoupis
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Il ponte Harilaos Trikoupis
Foto: Gigi Casati

 

 
Il ponte Harilaos Trikoupis
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Il ponte Harilaos Trikoupis
Foto: Gigi Casati

 

 
Tordi all'atterraggio
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Tordi nei campi
Foto: Gigi Casati

 

 
Tordi e alta tensione
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Tordi in riga
Foto: Gigi Casati

 

 
Heraklion
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Heraklion
Foto: Gigi Casati

 

 
Furetto
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Furetto
Foto: Gigi Casati

 

 
A spasso sull'isola
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
A spasso sull'isola
Foto: Gigi Casati

 

 
In fondo alla gola la forra
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Il Monastero di Preveli
Foto: Gigi Casati

 

 
Capre e rapaci
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Vista dal Monastero
Foto: Gigi Casati

 

 
All'interno
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Particolare
Foto: Gigi Casati

 

 
La cappella
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Vegetazione
Foto: Gigi Casati

 

 
In marcia attraverso l'isola
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Nuvole avvolgenti
Foto: Gigi Casati

 

 
Tramonto ad est dell'isola
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Cena di Gruppo

 

 
Un riparo per la notte
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Il mio super attico
Foto: Gigi Casati

 

 
Morfologie rocciose
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Che curve!
Foto: Gigi Casati

 

 
Avvoltoi
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Si atterra
Foto: Gigi Casati

 

 
Si vorrebbe volare
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Arc en ciel
Foto: Gigi Casati

 

 
La sorgente nel centro di Aghios Nikolaos
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Il laghetto salmastro
Foto: Gigi Casati

 

 
A bordo si riposa meglio
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Qualche locale sul bordo
Foto: Gigi Casati

 

 
Vista dall'alto
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Una sorgente impraticabile
Foto: Gigi Casati

 

 
Di ritorno a Eraklion
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Fortezza di Spinalonga
Foto: Gigi Casati

 

 
Un po' di sterrato ad est dell'isola
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Che vista!
Foto: Gigi Casati

 

 
Che colori!
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Energia alternativa
Foto: Gigi Casati

 

 
La costa a nord
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Il mare é un po' agitato
Foto: Gigi Casati

 

 
Dal ristorante sembra più calmo
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Anche qui il traffico domina la strada
Foto: Gigi Casati

 

 
Nuvole
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Baie
Foto: Gigi Casati

 

 
L'attico sempre a disposizione
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Che vista!
Foto: Gigi Casati

 

 
Almiros
Foto: Gigi Casati

 

 
     
 
Se non fosse salmastra...
Foto: Gigi Casati

 

 
L'inutile muro di contenimento

 

 
     
 
Almeno possiamo calare le attrezzature
 
 
E' rimasta la scala
 
 
     
 
Alle prese con la telecamera
 
 
Meglio dedicarsi alle bombole
 
 
     
 
Alghe in decomposizione
 
 
Non dimentico il gas decompressivo
 
 
     
 
Se tiro il cordino le bombole scendono più giù
 
 
Mi cambio all'ombra
 
 
     
 
Guardando il lago
 
 
Con il bibo
 
 
     
 
Imbraco per bombole all'inglese
 
 
Metto in acqua bombole e circuito laterale
 
 
     
 
Lo sistemo
 
 
Con il reb laterale si parte
 
 
     
 
L'acqua viene convogliata
 
 
Le alghe indicano la corrente
 
 
     
 
Il vortice che inghiotte
 
 
Si intravede fino a -20
 
 
     
 
Ma sono a -10
 
 
Risalgo ancora un po'
 
 
     
 
E' ora di uscire
 
 
E' ora di rientrare
 
 

Un ringraziamento particolare va a Vassili Giannopulos

Ai partecipanti:
Yannis Bromirakis
Katerina Hatzidimitriu
Nikos Maragakis
Luigi Casati

A chi ha sostenuto la spedizione:
Isotta
Teorema guarnizioni industriali
Longhi Roberto Azienda Florovivaistica Rovato
Chiarastella Assolari

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